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Investimento emotivo e lutto

PUBBLICAZIONI DI RICERCA


D'ORAZIO LELLI
FORMAZIONE E RICERCA PSICOANALITICA
SCUOLA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA
DELLA COPPIA E DELLA FAMIGLIA
Via Poggi 1 Milano
Corso Saffi 1 b Genova

INVESTIMENTO EMOTIVO E LUTTO
Giovanni D'Orazio Elisabetta Lelli
Tutti noi investiamo affettivamente persone, cose, simboli, teorie, ideologie, ecc.
L'investimento affettivo, crediamo, è un processo molto complesso che si forma e
si costruisce dentro il nostro provare sentimenti di affetto. Il bambino investe affettivamente
la madre fin dalla nascita, certamente non nel modo che da adulti siamo abituati
a considerare l'investimento affettivo. Tuttavia, già nel bimbo c'è qualche cosa che lo anticipa.
Questo primordiale investimento permette l'iniziale sopravvivenza.
Si potrebbe dire che il bambino si aspetta che la madre corrisponda
alla sua concezione di mondo, cioè permetta a lui di sentirsi al centro del mondo e
di sentire che la madre faccia parte di sé: fonte del narcisismo primario.
In fondo continua a sentirla parte di sé come avveniva un momento prima della nascita.
Piano piano si adegua a percepirla come separata da sé attraverso varie complesse fasi,
però pretende sempre di ricevere cure ed attenzione. In effetti pretende affetto.
(Da più di un secolo si sa che i bimbi privi di affetto muoiono).
Quindi la madre diventa l'investimento emotivo principale essendo
la fonte principale di affetto.
Tutta la vita cerchiamo fonti di affetto da investire. Infatti, in Psicoterapia il terapeuta
riesce a curare trasmettendo al paziente di essere realmente ed emotivamente interessato a lui.
Cerchiamo l'interesse affettivo e, sulle persone che ce lo fanno realmente vivere, investiamo.
Queste persone rimangono dentro di noi e rappresentano quello che rappresentavano le va
rie statue degli dèi nel tempio degli dèi consenzienti, tempio alle pendici del Campidoglio
che guarda il Foro Romano. Anche noi abbiamo i nostri dèi che ci hanno fatto sentire
interessanti e quindi amati, questi dèi possono essere anche simboli o teorie quando
sentiamo di averle comprese ed amate. Infatti, molti parlano del passato,
come ad esempio un vecchio partigiano genovese che spesso interviene,
perché quel passato lo ha fatto sentire interessante.
Ora ci scusiamo di questa lunga premessa e torniamo al punto.
Quindi in una relazione amorosa, che ci fa o ci ha fatto "vivere",
il nostro investimento è potente. L'investimento è sulla relazione affettiva,
sui momenti di piacere e di conforto vissuti, sui bisogni di accudimento ricevuti, ecc.,
cioè sulle innumerevoli piccole sensazioni di cui la nostra anima si nutre o si è nutrita.
Può succedere che spontaneamente, per tantissime ragioni,
ritiriamo l'investimento e lo rivolgiamo ad un altro affetto.
In questo caso l'investimento si è esaurito oppure ci siamo innamorati di altro.
Tuttavia, parlando di lutto, abbiamo parlato del fatto che la relazione affettiva,
oggetto di altissimo investimento emotivo, scompare improvvisamente
perché la persona, oggetto di investimento, è scomparsa, ma dentro di noi
l'investimento rimane immutato. E quindi il lutto diventa per noi un processo che
comporta l'elaborazione di un altissimo investimento emotivo che
non si trova più nella relazione esterna. Questo terribile contrasto
tra interno dove l'investimento è ancora vivo e pulsante e la mancanza della relazione esterna
cui investire, comporta terribili stati d'animo tra cui il desiderio di ritiro,
il senso di smarrimento, la tristezza e tanti altri. Quindi siamo costretti a disinvestire,
ma riinvestire nella vita di tutti i giorni o in un nuovo affetto diventa difficile
ed a volte impossibile. Il lutto quindi serve ad attivare un processo
interno di disinvestimento e di riinvestimento. A questo punto la persona
è costretta a lavorare dentro di sé per riorganizzare la sua vita tenendo conto
della situazione attuale. La riorganizzazione è tutta interna e in parte inconscia,
riguarda quello che viene chiamato "stato attuale de Sé".
Con tale dizione si intendono gli ideali che formiamo e riformiamo costantemente
dentro di noi, cui cerchiamo di avvicinare il nostro stato attuale del Sé,
cioè quello che in quel momento possiamo permetterci fisicamente e
mentalmente di fare in base a come siamo.
Prima della perdita potevamo fare progetti che ora siamo costretti a
non poter fare: di loro rimane un desiderio impossibile da realizzare.
Nel desiderio era compreso anche l'ideale desiderato.
La nostra condizione è cambiata e di conseguenza dobbiamo fare
il lutto degli ideali desiderati e sostituirli con ideali più vicini alla nostra realtà in modo che
la discrepanza tra i due sia meno forte. Perché ciò che crea la matrice del dolore è
proprio questa discrepanza tra l'ideale desiderato e la nostra attuale possibilità di avvicinarsi a tale ideale.
Una signora di circa 75 anni rimasta vedova da qualche anno sta attraversando
il processo di lutto. Ha dovuto prendere in mano tutte le incombenze
cui provvedeva il marito, imparare ad esempio a usare il computer
per le spese e la banca, ecc., sì è trovata sola e senza parenti che
la possano aiutare. Accanto alla sua casa c'era lo studio del marito,
ha iniziato con un grande sforzo a disfarsene, combattendo la voglia di lasciare tutto com'era.
Questa penosa e faticosa operazione le ha fatto toccare con mano una realtà
che andava chiusa perché non c'era più. È sembrato che, facendo ciò,
ritornasse ogni giorno a toccare con mano l'investimento emotivo
su quella che era stata la sua vita con il marito, quando lo guardava
lavorare chino sulla scrivania. Questo doloroso lavoro pratico ed emotivo
le ha permesso di operare un faticoso disinvestimento emotivo
sulla passata relazione e di liberare in tal modo le sue energie che
fino a quel momento erano ancora investite sul marito anche se era mancato da tempo.
Questa operazione, che è avvenuta lentamente negli anni, l'ha fatta uscire
dalla ignavia e dalla tristezza. In tal modo, riappropriandosi delle sue energie,
ha iniziato a poterle utilizzare in nuovi investimenti
anche se ridimensionati dalla realtà attuale. Riportava ultimamente che sentiva
che la tristezza era quasi scomparsa.
Ecco, concludendo, crediamo che il Lutto sia un processo complesso
di disinvestimento e di riinvestimento emotivo.
Crediamo che l'investimento emotivo sia alla base della nostra vita interna conscia ed inconscia.

Genova, 1 agosto 2026

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