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Comprendere il paziente

PUBBLICAZIONI DI RICERCA


D'ORAZIO LELLI
FORMAZIONE E RICERCA PSICOANALITICA
SCUOLA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA
DELLA COPPIA E DELLA FAMIGLIA
Via Poggi 1 Milano
Corso Saffi 1 b Genova

COMPRENDERE IL PAZIENTE:
metodo nel rapporto con il paziente
Giovanni D'Orazio
Comprendere le motivazioni inconsce del paziente è una modalità importante.
A tale proposito mi è venuto in mente un interessante frammento di una psicoterapia.
Questo frammento, che può essere interpretato in tanti altri modi diversi,
permette di evidenziare la differenza tra il "comprendere" ed il "capire" da parte del terapeuta modificandone la "postura".

Antefatto
Conosco da tempo un uomo che si è riferito spesso a me nei momenti difficili della sua vita.
Convive da molti anni con una donna separata, madre di figli sposati residenti
in una città lontana, che va a trovare saltuariamente. Queste momentanee separazioni
hanno sempre messo in difficoltà il mio paziente che le vive ogni volta come dolorose privazioni.
Da alcuni anni la donna è in terapia oncologica, cura che le ha comportato
e le comporta disturbi fisici limitanti l'autonomia. In coincidenza con un aggravamento
della donna il mio paziente ha iniziato sempre più ad essere molto attento
alla propria salute ed a preoccuparsi di qualsiasi propria sintomatologia fisica,
che è diventata il centro ossessivo delle sue giornate. Cerca con insistenza
rimedi presso vari medici contrattando contemporaneamente le loro cure
con irritanti discussioni che hanno l'effetto di farsi respingere e, al contempo.
di rendersi ancora più incontentabile: inconsapevolmente cerca di non essere
rassicurato e di alimentare la propria ansia La forte ansia per la perdita
del legame con la donna si trasforma in un'ossessiva cura di se stesso
chiedendo alla donna un'attenzione sempre più impositiva per i suoi banali
problemi fisici e faceva venire in mente quei bambini che combattono
con coercizione qualsiasi minima disattenzione della madre.

Fatto
Apparve evidente che, accentuando su di sé queste impositive richieste
di attenzione di fronte a una malata di tumore, tentava di trattenere
l'angoscia mostrandosi sempre più come un egoista . Questo portava,
da parte della donna, ad un inevitabile rifiuto verso di lui.
Il rifiuto, invece di farlo desistere da tale atteggiamento, accentuava in lui
ancora maggiori richieste. Aveva innescato con il suo atteggiamento una spirale
che lo avrebbe portato ad un'inevitabile rottura della convivenza
od a una convivenza dolorosa. Nei nostri colloqui era consapevole
delle conseguenze che comportava il suo atteggiamento ma poi tutto
ricominciava, come se la consapevolezza non portasse ad alcun risultato.
Allora iniziai a modificare il mio modo di affrontare il problema:
mi domandai se in lui ci fosse una parte o meglio un desiderio od un bisogno
inconscio di arrivare alla rottura. E in tal caso: a che fine?
Quindi a livello inconscio questo comportamento, volto a farsi allontanare dalla donna,
poteva avere un senso. E pensai che forse una parte di lui fragile non sopportasse
l'angoscia di stare vicino ad una donna che si stava sempre più ammalando
prefigurando il peggiore degli abbandoni: quindi l'essere inconsapevolmente espulso
era la soluzione inconscia ad un suo conflitto che per tutta la sua vita si era svolto
sull'ansia di abbandono.
Quindi ci trovavamo, come spesso avviene, di fronte ad un comportamento
incomprensibile dal punto di vista cognitivo la cui radice era nel
comportamento inconscio che rispondeva a una inconscia paura.
CONCLUSIONE: considerazione sul metodo
Di fronte a comportamenti apparentemente irrazionali conviene domandarsi se la loro
radice non sia nell' inconscio del paziente. Questo ci porta a concepire che
funzionano in noi un mondo conscio e razionale, ma anche un mondo inconscio
dove si formano soluzioni a conflitti inconsci che sono la radice di comportamenti
apparentemente strani.
Quindi se noi invece di capire il paziente cerchiamo di domandarci emotivamente,
(attraverso un nostro processo di comprensione emotiva cioè di immedesimazione emotiva),
se quell'atteggiamento non abbia un senso, un senso conservato nel suo inconscio.
In tal modo cerchiamo di comprendere e non di capire. Il comprendere
è un moto emotivo che ha le sue basi organiche nei neuroni specchio,
mentre capire è una esercitazione cognitiva molte volte fredda e lontana da aspetti emotivi.
Nel caso del paziente, vivendo da tanto tempo con lui i suoi stati emotivi, ho compreso il suo
comportamento descritto ha le basi nella sua storia infantile,
avendo vissuto l'angoscia della separazione da una madre non rassicurante.

Conclusione
Quanto descritto è un metodo diverso da quello cognitivo perché studia
i comportamenti inconsci che spesso condizionano le nostre scelte di più di quelli consci.
E' un metodo che impone al terapeuta di adattarsi al paziente attraverso una relazione
di comprensione emotiva e non di adattare il paziente al terapeuta.

Milano, 26 agosto 2026

pubblicato su www.doraziolelliscuolapsicoterapia.org
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